| |
|
|
Il 31 agosto scorso le principali testate
giornalistiche italiane e mondiali hanno diffuso una notizia inaspettata:
l’India, le terza economia più importante in Asia e la quarta
al mondo, ha registrato un tasso di crescita - rispetto al 2006 - del
9,3%, superando così le previsioni che indicavano invece una crescita
dell’ 8,9% circa.
L’India, definita ormai da più parti “la più
grande democrazia del mondo”, è una Repubblica Federale con
una popolazione di poco inferiore a quella della Cina (1,2 miliardi di
abitanti circa - stima 2006).
L’agricoltura è tuttora il settore economico più importante
ed occupa una buona metà della forza lavoro del Paese, ma è
soprattutto il settore dei servizi ad alto contenuto di informazione (software,
telecomunicazioni, finanza) che ha dato un fortissimo impulso alla crescita
nazionale nel corso dell’ultimo decennio.
Questo repentino sviluppo dell’industria informatica è stato
ulteriormente facilitato dalla grande disponibilità in loco di
manodopera altamente qualificata: basti pensare che, ogni anno, dalle
università indiane escono 200.000 ingegneri!
Naturalmente, uno sviluppo così rapido non è stato indolore.
Nonostante l’India sia fra i paesi a più alto tasso di crescita,
il reddito pro capite della popolazione rimane molto basso. Inoltre, la
carenza di infrastrutture (quali strade, ferrovie, porti, energia) costituisce
uno dei principali punti deboli del tessuto socio-economico nazionale.
In India sono state censite almeno 30 diverse lingue e circa 2.000
dialetti.
Il governo del Paese ha definito, tuttavia, l’hindi
quale lingua ufficiale e l’inglese - lingua ufficiale
supplementare. L’hindi fa parte delle lingue di ceppo indoeuropeo
ed è parlata soprattutto in India ed in Nepal. Si è stimato
che le persone che parlano hindi siano circa 500 milioni, mentre almeno
800 milioni sono quelle che riescono a comprenderlo, pur non parlandolo
correntemente. L’hindi costituisce un unico gruppo con l’urdu
(una delle lingue nazionali riconosciute dall’India), che può
esserne considerato una variante.
L’hindi è, però, scritto in alfabeto Devanagari
ed è parlato dalla popolazione che professa religione induista;
l’urdu viene scritto, invece, in caratteri arabo-persiani e costituisce
sostanzialmente la lingua dei musulmani che abitano India, Pakistan
e Bangladesh.
L’India, come la Cina e altri paesi emergenti, rappresenta per
l’Italia un insieme di sfide ed opportunità. Le prime derivano
dalla capacità del Paese di produrre una grande varietà
di prodotti a costi decisamente competitivi; le seconde sono legate
agli sbocchi dei nostri prodotti di eccellenza (primi fra tutti - macchine
industriali) su un mercato così smisurato, ma oppresso da un
bisogno sempre crescente di infrastrutture, le quali risultano assolutamente
necessarie per riuscire a mantenere livelli di crescita tanto alti.
Infine, l’inglese è largamente diffuso fra le classi elevate,
anche se rimane praticamente sconosciuto alla grande massa della popolazione.
L’inglese parlato in India è di tipo britannico, anche
se presenta proprie peculiarità e, soprattutto, viene pronunciato
con un accento non facilmente comprensibile a chi è abituato
a comunicare in un inglese oxfordiano!
Un’azienda che voglia affacciarsi sul mercato indiano e proporre
i propri prodotti, non può, dunque, prescindere dall’avere
ottime traduzioni in inglese del proprio materiale promozionale e tecnico,
mentre una versione in lingua hindi potrebbe senz’altro raggiungere
un numero di potenziali clienti decisamente superiore!
ALFABETO DEVANAGARI

|
|
|
|